lunedì 3 dicembre 2012

Altro che Tobin Tax

La più grande evasione fiscale della storia


Le grandi multinazionali, nel mondo anglofono Corporation, non pagano tasse. È da sempre uno degli argomenti topici del linguista e attivista Noam Chomsky - come la stessa “Tobin tax”.
Ma a parlare di tassare le multinazionali ora sono i governi e la stampa. Cominciò un anno fa il New York Times trattando in prevalenza di Apple, del suo fatturato superiore a quello storico di General Motors negli anni ‘50 e General Electric negli anni ‘80 ma con una frazione infinitesimale di personale americano occupato e con 400mila dollari guadagnati per ogni singolo impiegato
Ora la situazione sta esplodendo a gli interessi di governi e multinazionali si incrociano (là dove questi ultimi non siano già palesemente vincitori: da noi il Vaticano riesce a non pagare neanche le tasse amministrative su edifici commerciali). In Francia come nel Regno Unito governi e giudici chiedono ad aziende con fatturato e utili miliardari, come Amazon, Google, Starbucks, di adeguare la loro posizione.
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In Italia, la Guardia di Finanza italiana scriveva l'8 novembre al ministro dell’economia Grilli:
“È emerso che grandi colossi come Google, Facebook, Amazon e Starbucks hanno versato negli ultimi quattro esercizi, nel Regno Unito, solo 36 milioni di imposte a fronte di un fatturato di oltre 3 miliardi e 800 milioni di euro. Sempre nel Regno Unito, nel 2011, Mc Donald’s, con un fatturato di 1 miliardo e 248 milioni di sterline, ha di fatto pagato imposte con un’aliquota del 3,4%. Con riferimento a Google, analoga situazione pare profilarsi anche in Francia. Apple, negli USA, su un utile estero di 36,7 miliardi di dollari ha versato imposte per soli 713 milioni, con un tax rate dell’1,9%.”
Gli squilibri di finanza pubblica, insomma, non sono riconducibili solo a disfunzioni sul lato della spesa, come viene costantemente ripetuto, ma vi è anche un problema di insufficienza strutturale di gettito, derivante dall’incapacità degli Stati a far pagare adeguatamente le imposte a chi dovrebbe. Che qualcosa si muova anche da noi appare difficile, i dati del documento sono riferiti al Regno Unito, e della situazione italiana viene citata solo Ryanair.
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Il Guardian ad aprile informava che, nonostante i 3,3 miliardi di sterline di fatturato nell’ultimo anno in Inghilterra, Amazon non paga tasse, avendo sede legale in Lussemburgo ma impiegando 500 persone nel paradiso fiscale centroeuropeo e 15 mila oltre Manica.
Un dirigente Amazon dichiara ai giudici che la sua compagnia non ha dati di vendita Stato per Stato. Google dal canto suo dichiara che la sua base sono i 17 mila ingegneri californiani, ma non spiega perché i dipendenti europei siano tutti assunti dalla sede irlandese.
La California, Stato neoliberista per eccellenza (ricordate le privatizzazioni dell'elettricità, e i conseguenti blackout, dei primi anni 2000? Fu una crisi da 40 miliardi di dollari) ora torna affannosamente indietro, con una tassa del 7,25%  in vigore dal 15 settembre sui prodotti spediti via internet
A settembre le autorità francesi, come riporta Reuters, hanno chiesto 250 milioni di euro ad Amazon solo per iniziare a trattare.






LINK
www.dday.it/redazione/7702/Google-facebook-Apple-e-Amazon-elusione-fiscale.html
www.dailymail.co.uk/news/article-2231828/Immoral-tax-avoiders-Amazon-Starbucks-Google-lashed-MPs-elaborate-schemes.html
www.kswo.com/story/20073842/google-amazon-and-starbucks-face-questions-on-tax
gizmodo.com/5960053/france-amazon-owes-250-million-in-tax
www.techweekeurope.co.uk/news/amazon-tax-google-uk-mps-99029
www.guardian.co.uk/technology/2012/apr/04/amazon-british-operation-corporation-tax
www.latimes.com/business/money/la-fi-mo-california-internet-shoppers-paying-sales-tax-on-shipping-20121102,0,4934561.story
en.wikipedia.org/wiki/California_electricity_crisis


Wordpress e bitcoin

Wordpress.com accetta pagamenti in Bitcoin. La più grande piattaforma di Blog al mondo non solo aggiunge Bitcoin ai precedenti sistemi di pagamento ma contestualmente accusa Paypal.
Da tutti i paesi è possibile accedere e creare blog gratuiti su wordpress, ma gli acquisti di servizi aggiuntivi del sito sono bloccati in 60 paesi tra cui Haiti, l’Etiopia e il Kenya, perché Paypal e alcuni gestori di carte di credito li bloccano per motivi politici, rischi di frode o altre motivazioni finanziarie
Dal 15 novembre Wordpress accetta bitcoin “Oggi le cose cambiano: puoi comprare upgrade di Wordpress con bitcoin “Siamo orgogliosi di supportare blogger da tutto il mondo fornendo bitcoin come opzione”
“Bitcoin è una moneta digitale che permette pagamenti istantanei attraverso internet. Diversamente da carte di credito e Paypal, Bitcoin non ha un’autorità centrale e nessun modo di tener fuori alcuni paesi dalla rete. Commercianti che accettano pagamenti in Bitcoin possono fare affari con chiunque”
Nella faq, la guida ufficiale con domande e risposte, alla domanda su quanto tempo passi prima che la transazione sia confermata e sia possibile avere l’upgrade, la risposta è zero. Avrebbero potuto scegliere di aspettare cinque o dieci minuti per vedere la prima conferma, ma preferiscono l’immediatezza dell’operazione “aspettare per una conferma eliminerebbe virtualmente il rischio” ma viene giudicato accettabilmente basso.

LINK:
en.blog.wordpress.com/2012/11/15/pay-another-way-bitcoin/

lunedì 19 novembre 2012

Bitcoin su "Scientific American": Nel terzo anno... La moneta digitale Bitcoin acquista slancio



La rete di scambio della valuta digitale ora include più di 1.000 commercianti e almeno decine di migliaia di utenti indipendenti, come si cerca di risolvere gli ostacoli che si frappongono alla partecipazione
Conchiglie, strisce di pelle, giganteschi dischi di pietra, rettangoli decorati di carta. Tutti loro hanno qualcosa in comune: una volta, le persone li hanno usati come moneta [currency]. Nel 2009 quando Bitcoin prende vita, uno e zero sono aggiunti alla lista. E come ogni nuovo formato [format] che li ha preceduti, questa moneta [currency] digitale ha cambiato alcune delle caratteristiche base del concetto di moneta, compreso chi la controlla e come e dove viene spesa
Oggi i pionieri di Bitcoin forniscono alcuni indizi circa i vantaggi di una valuta digitale decentralizzata e anonima. Per esempio, venditori indipendenti per ricevere pagamenti online direttamente dai clienti, WikiLeaks lo utilizza per schivare i blocchi finanziari [da parte di Paypal, banche e gestori di carte di credito] e il mercato nero Silk Road dove, accedendo attraverso Tor, vengono vendute droghe e farmaci in Bitcoin. Ma non tutto funziona bene. Al sistema manca un modo rapido per permettere alle persone di scambiare i soldi contanti in Bitcoin.
Nonostante il numero dei negozi e servizi che usano Bitcoin sia in crescita, non è ancora possibile trovare molti posti dove spenderli. Nella conferenza di questo mese a Londra, il team di sviluppo bitcoin e molti creatori di applicazioni si stanno spendendo per rendere tutto più user friendly: passare da una moneta di nicchia per tecnofili a una valuta che compete col denaro a tutti i livelli
Imagine sending money over the Internet as easily as sending an e-mail—any amount, any time, to anywhere in the world—just as though you're standing next to a person and handing them cash. This was never possible before Bitcoin.
Molti piccoli cambiavalute online sono stati attaccati con successo dagli hacker rubando bitcoin per centinaia di migliaia di dollari; il più grande cambiavalute ha aggiornato i suoi sistemi di sicurezza permettendo l’uso di una chiavetta tipo quella delle banche; e richiede un documento di riconoscimento per poter operare
Il team di sviluppo sta cercando di implementare un sistema di scambio già nel protocollo bitcoin, nel meccanismo alla base del programma.
Nessuno sa realmente come i governi reagiranno se bitcoin guadagna diffusione, ma molti considerano i cambiavalute come l’obiettivo più facile per chi vuole regolamentare Bitcoin. Decentralizzando i cambiavalute può render questo lavoro praticamente impossibile
Sono pochi i negozianti che usano solo Bitcoin. Molti – per esempio, un centro massaggi a Vancouver, un negozio di chitarre nel New Hampshire e 18 utenti su Etsy, una specie di Ebay, vendono prodotti fatti in casa come miele, cioccolata, vestiario – hanno Bitcoin come opzione oltre ai pagamenti tradizionali.
Quando finalizzano la vendita in Bitcoin sanno che la transazione non può essere invertita; chi vende non ha la preoccupazione di aver accettato una carta di credito rubata. Usando Bitcoin chi vende può ricevere pagamenti da ogni parte del mondo, immediatamente, senza rischio di frode.
Al termine del suo intervento, Garzik mobilitato per la moneta ha chiesto molta pazienza per un lungo periodo. "Quanto tempo ci è voluto per creare l'euro, implementare l'euro, distribuire ampiamente la moneta, i registratori di cassa, i Pos delle carte di credito – tutto questo genere di cose", ha chiesto. "Ci sono voluti anni ed anni. E non si può ragionevolmente aspettarsi da Bitcoin un immediato successo in due anni”.


Pianeta Crowdfunding e bitcoin: finalmente insieme?

Il mondo del crowdfounding, la raccolta di fondi “collettiva” in rete, comincia a incrociarsi con quello della moneta elettronica. Che ne verrà fuori? 



  
Btcjam è un servizio di microcredito attivo da meno di un mese. Con esso è possibile chiedere bitcoin in prestito e stabilire i tempi di restituzione. Non è esattamente Kickstarter - il più famoso servizio di “crowdfunding”, da crowd, folla e funding, finanziamento - ma qualcosa di complementare, su una piattaforma monetaria del tutto indipendente.
Il crowdfunding è stato portato alla notorietà dalla prima campagna eletorale di Barak Obama, quando una parte delle donazioni (non dalle corporation venne raccolto fra gli elettori con questo mezzo.
Un altro esempio illustre è quello francese del Louvre, quando il museo parigino sviluppò la campagna “Tous Mécénès” (Tutti Mecenati) per raccogliere fra migliaia di amanti dell'arte i fondi (non pochi) necessari a rilevare da un collezionista privato Le tre Grazie, il capolavoro rinascimentale “Le tre grazie” di Cranach.
Btcjam è tutto questo, e anche ti più. Qui incontri - ad esempio – il tizio che si è rotto gli occhiali e ha bisogno di acquistarne un altro paio subito, prima del ventisette, ma non vuole indebitarsi con una finanziaria; o quello che deve pagare con urgenza bollette, tassse universitarie, cure mediche. Altri casi di crowdfunding riguardano invece non tanto l'utente comune quanto quello “specializzato” e ha bisogno di raccogliere fondi per creare nuovi servizi (per esempio siti basati sul bitcoin) o macchinari (ad esempio computer per “minare” bitcoin).
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Del bitcoin, la moneta su cui si appoggia il Btcjam, sappiamo da tempo (almeno i nostri lettori) che si tratta di un oggetto elettronico basata su un sistema di computer che calcola le transazioni e l’immissione di nuova moneta.
Attorno a questo ci sono entità piccole e grandi che forniscono una serie eterogenea di servizi (fra loro, il famigerato Silk Road, una specie di Ebay accessibile via Tor e che accetta solo pagamenti in bitcoin): Mt.Gox, il più grande cambiavalute in bitcoin del pianeta, e poi il trader cinese Btcchina il russo Btc-e, ecc. Molto attivo Spendbitcoin.com, col quale si può usare la moneta elettronica per acquistare beni o servizi anche su Amazon.
Il mondo del bitcoin, da un certo punto di vista, comincia così ad avvicinarsi a quello del microcredito, il complesso sistema ideato (e in parte realizzato) dal Nobel Muhammad Yunus: un meccanismo di piccoli e piccolissimi prestiti destinati ad imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali, e in grado quindi di rivitalizzare economia altrimenti troppo deboli per un qualsiasi decollo.
Questo implica un'indipendenza di fatto dal circuito bancario ufficiale, i cui interessi non sempre coincidono con quelli dei piccoli utilizzatori. Un'indipendenza che il bitcoin cerca di raggiungere per altra via, puntando su una rottura delle dipendenze ancor più a monte, nel momento stesso dell aformazione della moneta.
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Newsweek lascia la carta: il fatto che il secondo periodico tradizionalmente più venduto – dopo Time – negli Stati Uniti abbandoni il cartaceo e si affidi interamente a smartphone, tablet e computer forse non c'entra col bitcoin, e forse sì. Mossa disperata perché il cartaceo non vendeva più? Successo (in termini di utenti paganti) della versione online? Chissà. Di certo c'è che, fra un anno o due, una parte di questi accessi verrà pagata in bitcoin, o in altra moneta analoga, e non in dollari, yen o euro. Questo apre una prospettiva.




giovedì 27 settembre 2012

La Banca di Finlandia: "Ok bitcoin"



Ed ecco la prima banca centrale a riconoscere ufficialmente il bitcoin: non a caso, è quella di uno dei Paesi storicamente più avanzati nelle tecnologie di rete. E intanto, a Londra...



E' ufficiale: in Finlandia, il bitcoin è riconosciuto dalla Banca Centrale. Il Segretario della banca centrale finlandese, intervistato in tv, a una domanda sui bitcoin dichiara che "è perfettamente legale adottarlo". La notizia la trovate su Yahoo Finanza, ma non sui quotidiani italiani. Ed è una notizia non irrilevante, specialmente considerando il ruolo storico del paese scandinavo nelle principali tappe dell'evoluzione dell'on-line (bbs, internet, pay-on-line, ecc.).
Del resto, là sono già parecchi i negozianti che lo utilizzano regolarmente. Incluso... un dentista, che ne accetta dai pazienti e li usa per pagare i collaboratori: che li spenderanno (fra l'altro) da Vegamesta, una catena di ristoranti vegani.

Più di mille operatori
Nel mondo, intanto, sono già più di mille i venditori e fornitori di servizi che utilizzano il sistema BitPay. Bitpay è un provider di servizi di pagamento (Payment Service Provider) analogo a Paypal, Google Wallet, ecc., ed è il più diffuso sistema di pagamento in bitcoin. Offre facili strumenti per accettare pagamenti in bitcoin online o di persona, con la possibilità di scambiarli e depositarli in banca, evitando automaticamente eventuali problemi di fluttuazione della moneta.
BitPay attualmente viene utilizzato in 98 paesi. La maggior parte dei venditori opera negli Stati Uniti; seguono Gran Bretagna, Canada, Australia e Finlandia. Molti di questi sono servizi internet: registrazione di siti, servizi di hosting e di VPN.

Il millesimo arrivato è Bitcoin Store, che vende oltre 500mila prodotti elettronici. "Li accettiamo -afferma - perchè riduce i costi di commissione e i rischi dell'accettare pagamenti su internet". Attualmente, in effetti, le frodi di carte di credito fruttano quasi cento miliardi di dollari l'anno, il 95 dei casi in situazioni in cui la carta di credito non è fisicamente presente. Bitcoin elimina il rischio di frode nei pagamenti elettronici su internet.

Stallman alla Conferenza Bitcoin
La conferenza organizzata dalla Bitcoin Consultancy, che avevamo annunciato nello scorso numero, si è appena conclusa con esiti superiori alle più ottimistiche previsioni. E' stata molto più vasta della precendente (l'anno scorso a Praga), con centinaia di visitatori presenti e personaggi di spicco che sono intervenuti su un'ampia varietà di campi. Gli argomenti discussi spaziavano dal Bitcoin stesso ai progetti open source come il Wireless mesh network ("rete a maglie"), le stampanti 3D, e anche le sottostanti tematiche sociali e politiche.
Notevole il livello d'interesse fuori dalla comunità Bitcoin. L'anno scorso a Praga la conferenza aveva ospitato il fondatore del Pirate Party Rick Falkvinge, il giornalista ecomonico Max Keiser di Russia Today e l'esperto di pagamenti elettronici David Birch. Quest'anno i contributi esterni (soprattutto dalla comunità Linux, che ormai si interseca spesso con quella del Bitcoin) sono stati ancora più qualificati e numerosi: basti dire che era presente Richard Stallman, il padre fondatore del movimento del software libero.

Bitcoin è una nuova tecnologia finanziaria, inventata nel 2009 come prima moneta digitale peer-to-peer. Usando bitcoin, è possibile mandare moneta come un'email - a chiunque, ovunque, in qualsiasi momento - senza passare per banche, governi o corporation.



LINK:
James McCarthy (Nefario) Bitcoin capital markets http://www.youtube.com/watch?v=vmPD_YSQ--k
Marek Palatinus (Slush) The Future of pooled mining http://www.youtube.com/watch?v=7POTBsvETWE
 

martedì 7 agosto 2012

Arrivano i bit-Paperoni


Il successo della moneta elettronica porta con sé i primi inconvenienti. Chi controllerà i milionari in bitcoin?



Bitcoin Conference
Un rapido giro d'orizzonte sul mondo della moneta elettronica. Cominciamo con la notizia più importante, la conferenza annuale degli sviluppatori e utilizzatori.
La Bitcoin Conference di quest'anno si fa a Londra, il 15 e 16 settembre (Hotel Imperial, Russell Square). L'anno scorso era stata scelta Praga, in quando soluzione economica, e non si era sicuri della piena riuscita dell’evento. Ma adesso molte cose si sono evolute e in prima fila ci saranno Reuters, Guardian e Bbc.
Richard Stallman – padre e profeta del software libero - asrà l'ospite d'onore. Mol­ti sistemi operativi Linux sono basati sul suo software Gnu. Il suo concetto di soft­ware libero è alla radice del bitcoin. Que­sto non gli ha impedito, di recente, di met­tere in guardia anche dai possibili pe­ricoli dei pagamenti elettronici.
Ci sarà Birgitta Jonsdottir, membro del parlamento islandese, presa di mira dal governo americano per i suo coinvolgi­mento in Wikileaks (che a un certo punto ha messo in rete l'allegra contabilità della banca islandese Kaupthing, che faceva grossi prestiti... a se stessa). Birgitta è rie­scita a far passare la legge Icelandic Modern Media Initiative (Immi) che pro­tegge la libertà di parola; ha messo in rete il wikivideo che denuncia il mitraglia­mento, da parte di un "Apache" Usa, di un gruppo di giornalisti della Reuters.
Altri ospiti: Max Keiser, che ha denun­ciato scandali bancari e crimini finanziari negli Usa ed diventato popolare presso la comunità bitcoin definendolo nel suo pro­gramma: moneta della resistenza; Denis Roio, uno dei primi attivisti del movimen­to free software, che intende il bitcoin come una possibile moneta comunitaria delle persone; Matthew Wright, di “Bitcoin Magazine” (una rivista popolare, non per nerd); Jeff Garzik, fra i più famosi sviluppatori Linux (su gawker ha precisa­to i limiti alla presunta anonimità del bit­coin).

Milionari in bitcoin
Alcuni utenti hanno ricchezze miliona­rie in bitcoin: quante sono frutto di mono­poli o situazione dominanti attorno al si­stema bitcoin? Gli utenti di Deepbit, il più grande “mining pool”, hanno minato oltre un milione dei nove e mezzo milioni di bitcoin in circolazione; Mtgox è un servi­zio di cambio e borsa che muove il 90 per cento del volume delle contrattazioni in bitcoin. E quanti speculatori e trader ci sono fra coloro che si fidano della sicu­rezza del sistema e delle sue possibilità d’investimento?
Sul solito Forbes, attivissimo sull’argo­mento bitcoin - oltre che famoso per la sua lista di milionari in dollari - un artico­lo segnala che diversi gruppi sono a loro agio nel tenere milioni di dollari in bit­coin, al di fuori delle banche: non si può identificare la persona o l'azienda che li possiede (e può anche avere diversi indi­rizzi bitcoin). Al cambio attuale di 8.90 dollari per bitcoin il più ricco possiede 3,9 milioni di dollari (erano 2,85 milioni di dollari a giugno). Con una capitalizzazio­ne totale di 83 milioni di dollari - precisa Forbes - , un singolo indirizzo possiede quasi 4 milioni di dollari, e non è il solo. E' facile vedere i problemi di questa situa­zione.

Povero Kim
Kim Dotcom, il fondatore di Megau­pload (servizio di condivisione di file, tra i dieci siti più clicckati di Internet), “cat­turato” in maniera holliwoodiana con tan­to di Apache e documentazione falsificata, ha chiesto ai suoi followers di Twitter se conoscono alternative alle carte di credito e Paypal: la risposta è stata bitcoin.
Kim Dotcom ha i conti bloccati e spese legali per milioni di dollari. Matonis su Forbes dice che se avesse avuto dei fondi per spese preprocessuali in bitcoin sareb­be stato al sicuro, e che probabilmente in futuro molti fondi di difesa legale saranno creati in bitcoin.


 Link

venerdì 6 luglio 2012

Apple contro Bitcoin. E' in arrivo la moneta Mela?


Apple proibisce le apps che gesticono bitcoin

Appena qualche mese fa Google per bocca del suo presidente aveva rivelato in conferenza che la sua compagnia aveva pensato di realizzare una vera e propria moneta elettronica già nel 2011. Google ha lanciato i pagamenti via Nfc (usare lo smartphone come alternativa alla carta di credito) e il servizio "Google wallet", usato tra l'altro per comprare le app del loro Play store (adesso hanno aggiunto musica, in rivalità ad Apple, e libri, contro Amazon).
Ora è Apple a mostrare i primi segnali di un ingresso nella moneta elettronica, come evidenzia John Matonis su Forbes: il fatto di avere bandito tutte le Apps inerenti l'ecostema Bitcoin dagli Applestore lascia intendere che per Apple Bitcoin è visto come un rivale. Evidentemente le interessa la moneta elettronica.
In questi giorni si è avuta conferma di un fatto piuttosto interessante da questo punto di vista, e cioè che un quarto delle transazioni di Bitcoin passano già da dispositivi mobili. Molti di essi sono proprio iPhone, con sistemi (tipo "Jailbreak") che agirano il blocco Apple all'installare di applicazioni non autorizzate.
Con l'introduzione di Passbook counque Apple ha lanciato un suo modello di pagamenti mobili su iOS. Al solito, tutti i modelli alternativi (incluso in questo caso Bitcoin) debbono essere esclusi. La "roadkill" nelle app sui pagamenti è già avvenuta.
La moneta digitale decentrata Bitcoin aveva due applicazioni di pagamento nell'Apple App Store: Blockchain Wallet and BitPak, entrambe rimosse dopo appena due settimane dalla pubblicazione di un articolo su Forbes che ne spiegava funzioni e utilità.
Prevedo che non ci saranno guadagni - dice Caribou Honig, un partner per gli investitori Qed - dagli scambi e commissioni. Questo abbatterà le barriere per una facile adozione. Neanche gli introiti pubblicitari saranno determinanti. L’obiettivo di Apple è semplicemente aumentare le vendite dei suoi iPhone, smerciati con alti margini di guadagno. Il portafoglio mobile sarà una caratteristica fondamentale per creare ancora un altro mezzo per tenere le persone ancorate alla piattaforma iOS.”
Forbes conclude mettendo in evidenza come sia Paypal l’obiettivo da battere per Apple, in questo momento. Ma Paypal è usato come metodo di pagamento fin dalle origini dell’App Store con un tale volume di vendite che chiuderlo danneggerebbe più Apple che Paypal.
Mentre gli utenti possono inviare pagamenti fra loro e link PayPal per finanziare il proprio account iTunes, per gli sviluppatori che vendono in App Store è vietato accettare direttamente PayPal. Anche Paypal quindi potrebbe entrare nella roadkill di Apple, se Apple deciderà di entrare direttamente nel settore dei pagamenti da persona a persona.
* * *
Tra gli altri competitori ha raggiunto un certo risultato negli Stati Uniti (due miliardi di dollari movimentati) Squire, realizzato dal fondatore di Twitter. E' un servizio che per mezzo di un’espansione permette di usare la carta di credito su smartphone.* * *
I toni apocalittici di Krugman sulla crisi dell'euro; il sito di notizie tecnologiche Zdnet con un articolo dal titolo altisonante sull’investire in bitcoin invece che monete tradizionali; e il valore del Bitcoin che sale del trenta per cento nel giro dell’ultimo mese, mostrano uno scorcio della situazione. Riusciranno i governi ad essere indipendenti – un po' meno dipendenti - dagli interessi delle banche? Apple, Google, Amazon “batteranno” moneta elettronica?

Link (english)
http://www.forbes.com/sites/jonmatonis/2012/06/13/why-apple-is-afraid-of-bitcoin/
http://www.thedailybeast.com/newsweek/digital-power-index.html
Transazioni su dispositivi mobili di bitcoin
http://blockchain.info/charts/my-wallet-n-tx
The Julian Assange Show “bitcoin the most dangerous thing to be working on”
http://www.youtube.com/watch?v=6DQghUChYtk
Su Italia e Montepaschi
http://www.zerohedge.com/news/italy-pays-more-6-month-debt-america-pays-30-year-ltro-claims-its-first-bank-insolvency
http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/05/13/eurodammerung-2/

venerdì 25 maggio 2012

Canada: arriva il penny elettronico - un rivale per bitcoin?


Non c’è più solo il bitcoin. Anche qualche governo comincia a pensare che forse la moneta elettronica ha un futuro...

Il governo canadese sta per lanciare il Royal Canadian Mint, una moneta elettronica che consente di effettuare pagamenti e scambio di valuta tra singoli cittadini, più veloce e più economico rispetto ai privati (carte di credito e Paypal).
Col MintChip invece di usare bancomat e banconote i canadesi potranno comprare una microsd per il telefono o una chiavetta usb per il computer e caricarla con valuta elettronica; i soldi potranno essere trasferiti a qualsiasi altra scheda del sistema riservatamente e senza costi.
Non è il primo esempio – fanno notare gli specialisti di Txchnologist - di monete elettronica: nel ’66 era uscita la Chipknip in Olanda, seguita da Proton in Belgio; ma prodotti e gestiti da compagnie private. Qui invece è direttamente il governo che si fa carico della moneta elettronica, ancorata al dollaro canadese con cui viene scambiato alla pari. Pochi giorni prima, lo stesso governo aveva tolto dalla circolazione il penny, l ‘antica moneta spicciola canadese.
Hanno anche indetto un concorso per sviluppare apps e interfacce grafiche per MintChip. A settembre saranno giudicate da utenti e esperti, incluso il vicepresidente del ramo pagamenti di Google e - segno dei tempi - il primo premio di cinquantamila dollari verrà pagato in oro.
Ma siamo diventati scandinavi?
Chi fa più ricerche, su internet, sulla parola “bitcoin”? Scandinavi, australiani e… italiani, secondo Google Trend. L’italiano, a maggio, è stata la seconda lingua più usata e le città più “curiose” (di bitcoin) sono state Milano e Roma.

Africa e bitcoin
Lo sviluppatore Rüdiger Koch, consulente di Intersango (trader londinese) è intevenuto al Mobile Money Africa di Lagos in Nigeria. Ha spiegato che bitcoin è "un sistema solido di pagamenti a basso costo per chiunque abbia un telefono con una videocamera." Ha poi visitato ambasciate di paesi africani a Berlino per introdurre la nuova moneta ai rispettivi governi.
Economie in forte crescita come Kenya e Nigeria dipendono in larga misura da transazioni in contante, specie nelle aree rurali, senza bancomat e con pochi depositi bancari. Da ciò il successo in Africa dei pagamenti via cellulare, col sistema keniano M-Pesa che permette agli utenti di mandare moneta attraverso sms. In questo quadro, Kock propone pagamenti mobili con bitcoin, ancora più efficaci. Un sistema decentralizzato come bitcoin può infatti superare i confini nazionali evitando interruzioni come quelle di M-Pesa a dicembre.
"Pochi conti in banca, tanti telefonini – osserva Tonny Omwansa dell'Università di Nairobi, autore di un libro su M-Pesa - Perciò i pagamenti mobili hanno tanta importanza". Anche se, aggiunge, c’è il rischio di "dipendenza da un fornitore monopolistico": che Bitcoin – ribatte Koch – potrebbe appunto scongiurare. L’argomento viene approfondito su Technology Review, la rivista de Mit. 
 
Segreto bancario: a chi serve
Da un documento dell’Fbi su Bitcoin, rilasciato il 24 aprile, risulta che l'agenzia federale si preoccupa dei ladri di moneta presso gli intermediari, e dell’impossessamento di computer in remoto tramite virus e malware, più che di un preteso anonimato di Bitcoin.
Rispetto al segreto bancario Bitcoin è infatti molto più trasparente. Prima della crisi del 2008 in Usa nessun governo aveva tra le sue priorità gli “stati canaglia" finanziari, i paradisi fiscali, e il segreto bancario. Adesso, in piena campagna presidenziale americana, il ministro delle finanze svizzero è diventato il “nemico numero uno” dei banchieri per essersi arreso alle pressioni di americani, tedeschi, inglesi (e perfino italiani) impegnati a dare la caccia al denaro degli evasori fiscali nascosto nelle banche elvetiche. Per la prima volta il governo svizzero ha messo in discussione il tabù nazionale, il segreto bancario: e questo ai banchieri non è piaciuto.

E Repubblica scoprì il Kindle
Repubblica scopre l’ebook e balza subito in testa nel Kindle Store, con un instantbook sulla Lega Nord, scavalcando i bestseller tradizionali, gli economici di Newton e di altri editori, e tutta una serie di altri instant (per mesi è stato in testa un libro dall'accattivante titolo "La terza guerra mondiale, Monti e le banche") e romanzetti erotici autoprodotti.
Su Kindle fino a pochissimo tempo fa c’era solo La Stampa (e il Corriere ma disponibile stranamente solo negli Usa), mentre Repubblica puntava decisamente sull’iPad di Apple. Adesso a quanto pare s’è ricreduta.
L'idea di pagare abbonamenti per ricevere notizie reperibili o aggregabili facilmente gratis, non ha ottenuto gli effetti che Apple e gli editori speravano; si era diffusa l'idea che bastava vendere il pdf già pronto per sentirsi duepuntozero (anche in Usa sono pochi gli editori di periodici che hanno venduto molto qu queste basi).
I libri o gli articoli lunghi sono invece adatti alla lettura riposante degli ebook reader. Su "I Siciliani giovani" a dicembre parlavamo dello schermo a colori con tecnologia E-ink (“Triton”), e accennavamo al suo rivale, con in commercio, con tecnologia Mirasol (che lasciò a bocca aperta coi prototipi oltre un anno fa). Gli ebook reader sono ottimi anche per fumetti e foto, e guadagnano terreno rispetto ai più propagandati sistemi targati mela. Adesso sono venduti in un diffusissimo e tascabile modello da sei pollici, e in uno da quasi dieci pollici, ideale per testi di studio e pdf A4. La differenza di prezzo è notevole e lo sarà per almeno tutto quest'anno (a meno che qualche produttore non voglia movimentare questo mercato). Prepariamoci quindi a riviste a colori in formato A5, in tasca e non in borsa. Adesso lo scopre anche Repubblica, ed è un buon segno.


LINK:
Bitcoin cerca nuova vita in Africa – Technology Review, Mit – 21 marzo 2012
Il trend della parola bitcoin su google
Fbi: il documento su bitcoin è autentico ma non l'abbiamo rilasciato noi
Documento Fbi su bitcoin – in inglese
Kyobo Mirasol Color e-Reader
MintChip la moneta elettronica del governo canadese - in inglese