venerdì 25 maggio 2012

Canada: arriva il penny elettronico - un rivale per bitcoin?


Non c’è più solo il bitcoin. Anche qualche governo comincia a pensare che forse la moneta elettronica ha un futuro...

Il governo canadese sta per lanciare il Royal Canadian Mint, una moneta elettronica che consente di effettuare pagamenti e scambio di valuta tra singoli cittadini, più veloce e più economico rispetto ai privati (carte di credito e Paypal).
Col MintChip invece di usare bancomat e banconote i canadesi potranno comprare una microsd per il telefono o una chiavetta usb per il computer e caricarla con valuta elettronica; i soldi potranno essere trasferiti a qualsiasi altra scheda del sistema riservatamente e senza costi.
Non è il primo esempio – fanno notare gli specialisti di Txchnologist - di monete elettronica: nel ’66 era uscita la Chipknip in Olanda, seguita da Proton in Belgio; ma prodotti e gestiti da compagnie private. Qui invece è direttamente il governo che si fa carico della moneta elettronica, ancorata al dollaro canadese con cui viene scambiato alla pari. Pochi giorni prima, lo stesso governo aveva tolto dalla circolazione il penny, l ‘antica moneta spicciola canadese.
Hanno anche indetto un concorso per sviluppare apps e interfacce grafiche per MintChip. A settembre saranno giudicate da utenti e esperti, incluso il vicepresidente del ramo pagamenti di Google e - segno dei tempi - il primo premio di cinquantamila dollari verrà pagato in oro.
Ma siamo diventati scandinavi?
Chi fa più ricerche, su internet, sulla parola “bitcoin”? Scandinavi, australiani e… italiani, secondo Google Trend. L’italiano, a maggio, è stata la seconda lingua più usata e le città più “curiose” (di bitcoin) sono state Milano e Roma.

Africa e bitcoin
Lo sviluppatore Rüdiger Koch, consulente di Intersango (trader londinese) è intevenuto al Mobile Money Africa di Lagos in Nigeria. Ha spiegato che bitcoin è "un sistema solido di pagamenti a basso costo per chiunque abbia un telefono con una videocamera." Ha poi visitato ambasciate di paesi africani a Berlino per introdurre la nuova moneta ai rispettivi governi.
Economie in forte crescita come Kenya e Nigeria dipendono in larga misura da transazioni in contante, specie nelle aree rurali, senza bancomat e con pochi depositi bancari. Da ciò il successo in Africa dei pagamenti via cellulare, col sistema keniano M-Pesa che permette agli utenti di mandare moneta attraverso sms. In questo quadro, Kock propone pagamenti mobili con bitcoin, ancora più efficaci. Un sistema decentralizzato come bitcoin può infatti superare i confini nazionali evitando interruzioni come quelle di M-Pesa a dicembre.
"Pochi conti in banca, tanti telefonini – osserva Tonny Omwansa dell'Università di Nairobi, autore di un libro su M-Pesa - Perciò i pagamenti mobili hanno tanta importanza". Anche se, aggiunge, c’è il rischio di "dipendenza da un fornitore monopolistico": che Bitcoin – ribatte Koch – potrebbe appunto scongiurare. L’argomento viene approfondito su Technology Review, la rivista de Mit. 
 
Segreto bancario: a chi serve
Da un documento dell’Fbi su Bitcoin, rilasciato il 24 aprile, risulta che l'agenzia federale si preoccupa dei ladri di moneta presso gli intermediari, e dell’impossessamento di computer in remoto tramite virus e malware, più che di un preteso anonimato di Bitcoin.
Rispetto al segreto bancario Bitcoin è infatti molto più trasparente. Prima della crisi del 2008 in Usa nessun governo aveva tra le sue priorità gli “stati canaglia" finanziari, i paradisi fiscali, e il segreto bancario. Adesso, in piena campagna presidenziale americana, il ministro delle finanze svizzero è diventato il “nemico numero uno” dei banchieri per essersi arreso alle pressioni di americani, tedeschi, inglesi (e perfino italiani) impegnati a dare la caccia al denaro degli evasori fiscali nascosto nelle banche elvetiche. Per la prima volta il governo svizzero ha messo in discussione il tabù nazionale, il segreto bancario: e questo ai banchieri non è piaciuto.

E Repubblica scoprì il Kindle
Repubblica scopre l’ebook e balza subito in testa nel Kindle Store, con un instantbook sulla Lega Nord, scavalcando i bestseller tradizionali, gli economici di Newton e di altri editori, e tutta una serie di altri instant (per mesi è stato in testa un libro dall'accattivante titolo "La terza guerra mondiale, Monti e le banche") e romanzetti erotici autoprodotti.
Su Kindle fino a pochissimo tempo fa c’era solo La Stampa (e il Corriere ma disponibile stranamente solo negli Usa), mentre Repubblica puntava decisamente sull’iPad di Apple. Adesso a quanto pare s’è ricreduta.
L'idea di pagare abbonamenti per ricevere notizie reperibili o aggregabili facilmente gratis, non ha ottenuto gli effetti che Apple e gli editori speravano; si era diffusa l'idea che bastava vendere il pdf già pronto per sentirsi duepuntozero (anche in Usa sono pochi gli editori di periodici che hanno venduto molto qu queste basi).
I libri o gli articoli lunghi sono invece adatti alla lettura riposante degli ebook reader. Su "I Siciliani giovani" a dicembre parlavamo dello schermo a colori con tecnologia E-ink (“Triton”), e accennavamo al suo rivale, con in commercio, con tecnologia Mirasol (che lasciò a bocca aperta coi prototipi oltre un anno fa). Gli ebook reader sono ottimi anche per fumetti e foto, e guadagnano terreno rispetto ai più propagandati sistemi targati mela. Adesso sono venduti in un diffusissimo e tascabile modello da sei pollici, e in uno da quasi dieci pollici, ideale per testi di studio e pdf A4. La differenza di prezzo è notevole e lo sarà per almeno tutto quest'anno (a meno che qualche produttore non voglia movimentare questo mercato). Prepariamoci quindi a riviste a colori in formato A5, in tasca e non in borsa. Adesso lo scopre anche Repubblica, ed è un buon segno.


LINK:
Bitcoin cerca nuova vita in Africa – Technology Review, Mit – 21 marzo 2012
Il trend della parola bitcoin su google
Fbi: il documento su bitcoin è autentico ma non l'abbiamo rilasciato noi
Documento Fbi su bitcoin – in inglese
Kyobo Mirasol Color e-Reader
MintChip la moneta elettronica del governo canadese - in inglese


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